Bubble

Alvino Bagni è stato un grande artigiano e ceramista fiorentino. Il suo laboratorio, aperto nel 1946 a Lastra a Signa, in provincia di Firenze, fece la storia della ceramica toscana con i suoi lavori estremamente moderni per l’epoca, perfetta commistione fra materia, tecnica, tradizione e bellezza estetica. Di Alvino Bagni, Tacchini Edizioni riedita oggi Bubble, un vaso dalla tradizionale forma a boccia, in tre diverse dimensioni.

Designer: Alvino BagniAnno: 2018
Informazioni tecniche

Cod. EBUB24
Small
Ø 20 H 24 cm

Cod. EBUB28
Medium
Ø 24 H 28 cm

Cod. EBUB32
Large
Ø 28 H 32 cm

Materiali e finiture
Realizzato in ceramica smaltata, con il processo di tornitura manuale: quindi ogni pezzo potrebbe differire leggermente dagli altri. Questo non è un difetto ma una caratteristica particolare dei prodotti artigianali.
Viene cotto due volte, il primo a 1050°C, per rendere più dura la ceramica, e il secondo a 970°C per asciugare il colore.

Alvino Bagni

Alvino Bagni nasce in una frazione di Lastra a Signa nel 1919 e fin da ragazzo comincia ad interessarsi al mondo della ceramica, all’epoca lavorazione molto diffusa nel territorio di Signa, Lastra a Signa e Montelupo (Fi). Grazie anche agli insegnamenti di un vecchio artista, Torello Santini, inizia a lavorare nella bottega della Manifattura ceramica di Arnaldo Pugi a Ponte a Signa. Finita la guerra sarà proprio il Pugi ad aiutarlo ad aprire il suo primo laboratorio finanziandolo. È con 3500 piattini con la scritta “i like Ike” (fatti per la campagna elettorale di Dwight D. Eisenhower che nel 1953 diventerà il 34° presidente degli U.S.A) che comincia la storia delle Ceramiche Bagni. Alvino prenderà con se molti membri della famiglia, prima e più importante sarà sua moglie Gina che lo accompagnerà per tutta la sua vita lavorativa. Il biennio 50, 60 sarà fondamentale per la ditta Bagni che riesce ad instaurare collaborazioni privilegiate con alcuni importanti personaggi del design e dell’imprenditoria americana come Raymor (N.Y) e Rosenthal per i quali crea oggetti estremamente moderni per quell’epoca. Nel 1970 la ditta si trasferisce in una fabbrica più grande e moderna, cosa che permetterà all’attività di riprendere con nuovo e forte vigore. Qui Alvino si circonda di collaboratori ed artisti di estrema bravura come E. Borgini, M. Mannori, R. Buti, M. Santonocito, e molti altri con i quali riesce ad ottenere un perfetto equilibrio tra materia, tecnica ed estetica. Nel 1980 la fabbrica arriva ad avere più di 100 dipendenti e diventa sinonimo di manifattura artistica di alta qualità, famosa per i suoi prodotti ricercati, con tecniche nuove e sperimentali. Con il cambiamento del mondo del lavoro, globalizzato e aperto a nuovi concorrenti, arrivano i problemi e la ditta, legata ancora ad un modo “artigianale” di lavorare non riesce a reggere un eccessivo abbattimento dei costi… nonostante i suoi sforzi per salvare i suoi dipendenti e la sua fabbrica e nel 1990 chiude definitivamente. Si dovrà aspettare il 93 per rivederlo in pista con l’avventura di Nuove Forme da cui si ritirerà, dopo 8 anni per motivi di salute. Alvino muore nel 2009 a 90 anni, la sua esperienza lavorativa è stato un cammino di estremo interesse fatto di modestia, tecnica, passione e creatività.