Gianfranco Frattini, lo spazio come continuum, la bellezza del rigore

Autore: Gaia De Santis
Illustrazione: Maurizio Faleschini

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Ci sono uomini, che nella vita hanno la fortuna di avere una visione. Una visione teorica, una filosofia, una concezione, possiamo chiamarla in molti modi, ma in sostanza si tratta di un modo di vedere le cose. Un chiaro punto di vista, un pensiero del quale si è convinti sostenitori e promotori, con l’intento di dare il proprio contributo alla cura del mondo. Avere una visione chiara, fondarne una, essere i segnaposto della storia almeno in un ambito dell’esistenza e dell’evoluzione sociale è un privilegio. Significa solcare e lasciare una traccia in questo mondo, realizzare qualcosa che avrà sempre un senso e sarà ricordato. Probabilmente diventa una missione, e può tingersi anche di ossessione, ma indubbiamente avrà significato essere riusciti a dire e a dare qualcosa agli altri.

Gianfranco Frattini rivoluziona l’architettura d’interni con la bellezza del rigore, nel quale il progetto diventa totalizzante e dove nulla può essere casuale. Allievo e amico di Gio Ponti, lo considera il suo insostituibile Maestro.

Per Gianfranco Frattini è stato così. La sua visione modernista dell’architettura e del design italiano ha fatto storia, dando vita a una nuova concezione dello spazio, inteso come continuum, un concetto unico, fusione di idea, materia e colore. Nelle opere del celebre architetto milanese il progetto ha, infatti, una natura quasi olistica. Ogni elemento, ogni dettaglio, deve essere disegnato e studiato tenendo conto di tutti gli altri, dalla costruzione architettonica, al mobile che conterrà, agli oggetti che vi troveranno posto, alla luce che ne illuminerà gli ambienti, ogni cosa fa parte del tutto e vive nel tutto. È così che lo spazio acquista un’identità, uno stile riconoscibile, una predisposizione ad accogliere e creare atmosfera. E uno spazio che sa creare atmosfera è un luogo che genera interazioni, relazioni, emozioni. Per Frattini la logica progettuale è il modo per dare forma ad ambienti belli da vivere, nei quali sentirsi bene, per rendere piacevole lo stare nel mondo che sperimentiamo ogni giorno. Gianfranco Frattini rivoluziona l’architettura d’interni con la bellezza del rigore, nel quale il progetto diventa totalizzante e dove nulla può essere casuale. Lo fa negli spazi privati e in quelli pubblici, come il famoso ristorante St. Andrews di Milano, indirizzo di rito della società milanese, oggi sede del negozio Prada, nel quale esalta il fascino della prospettiva e crea un ambiente raccolto e accogliente, da raffinato salotto metropolitano, con un soffitto mai visto prima, interamente in legno di palissandro, come dice la figlia Emanuela Frattini Magnusson in un dialogo con Marco Romanelli: “La follia di un parquet messo a soffitto”. Follia geniale. Creatività votata alla purezza del bello, che tutto definisce e disegna, con estro ed eleganza al tempo stesso. Come negli oggetti. Storica la lampada Boalum di Frattini, creata con l’amico Livio Castiglioni. L’idea, racconta sempre Emanuela nel libro di Marco Romanelli “Ritrovare Gianfranco Frattini”, edito da Fam Publishing con la Triennale di Milano e la Triennale Design Museum, nasce in una vacanza ad Anacapri, durante il completamento del progetto per l’Hotel Europalace, in cerca di una soluzione per l’illuminazione della zona piscina e dell’esterno. Frattini e Castiglioni, seduti in giardino, osservano gli inservienti dell’albergo pulire la piscina appena svuotata con un lungo tubo-aspirapolvere, bianco e flessibile. Guardando la serpentina sul prato balena l’idea di un oggetto luminoso ugualmente lungo e flessibile, da usare disteso o arrotolato o addirittura annodato. Boalum, diventato oggetto iconico del design italiano e mondiale, ancora oggi in produzione per Artemide.

Il ristorante St.Andrews di Milano, progettato da Gianfranco Frattini nel 1963.

Ad Anacapri nasce anche forse il primo esempio di contract made in Italy, con la cura degli arredi interni di uno dei più eleganti alberghi della costiera, dove è protagonista la poltroncina Agnese, oggi riedita da Tacchini Italia Forniture, declinata in verde e bianco. A Sorrento, per l’Hotel Royal, Frattini disegna per Cassina gli sgabelli da bar. A Portofino, luogo caro alla memoria di Gianfranco fin dalle estati dell’infanzia, progetta e arreda molti appartamenti, negozi e barche, schizzando con la sua amata matita Caran d’Ache a mina grossa, seduto in Piazzetta. L’Italia del dopoguerra viveva decenni di crescita inaspettata e di fermento culturale e creativo probabilmente irripetibili. È in questo periodo che nasce il design italiano dei nomi che ne fanno la storia, da Portaluppi a Ponti. Frattini indossava la feluga nera quando Presidente della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano era Piero Portaluppi, eclettico architetto di grandi opere come la splendida Villa Necchi Di Milano, sostenitore di un approccio ampio, culturale e artistico all’architettura, e di una visione olistica di questa nobile disciplina. A questi valori l’allievo Frattini aggiungerà l’immensa considerazione per l’artigianato più sapiente. E il suo conseguente vero e proprio amore per la Brianza e l’eccellenza di una tradizione artigianale che sa dare forma alla fantasia. La dimensione che preferisce infatti è quella legata alla manualità, allo studio e alla sperimentazione dal vero. Condivide questo sodalizio professionale e un rapporto fraterno con Pierluigi Ghianda, coetaneo e complice, di entusiasmo e visione. L’amicizia di una vita, il rispetto e la consapevolezza della responsabilità del designer nei confronti dell’artigiano, dell’esecutore. Frattini nutre un grande interesse per la materia, soprattutto il legno, che studia e sperimenta nelle tecniche costruttive in tutti i modi. Fonte di ispirazione sono i numerosissimi viaggi di ricerca, alla scoperta di tradizioni artigianali altre, come in Scandinavia, in Messico, in Brasile e in Giappone, dove nasce l’idea con Ghianda del tavolino Kioto, sintesi dell’analisi di antiche tecniche di incastro giapponesi, un capolavoro da fini ebanisti. Amico e mecenate sarà invece Cesare Cassina, che intuisce il talento di Frattini e gli accorda fiducia fin da studente, lanciando la sua carriera e sostenendolo quasi come un secondo padre, raggiungendo insieme grandi successi che rappresentano tappe ben note della produzione del design italiano della seconda metà del ’900. La Brianza dell’innovazione e della qualità, del “saper fare”, garanzia di eccellenza. Anche quando a Meda, come racconta con un aneddoto la figlia di Frattini, parlando con Marco Romanelli, non si mandavano ancora le sedie nei cosiddetti centri di controllo odierni a fare i test di resistenza, ma i test, ricordava suo padre ridendo, consistevano “nel lanciare le sedie dalle finestre del primo piano giù nel cortile, se i giunti resistevano… il test era superato.” La Brianza e Milano. La casa di Frattini in via Dezza 49, dove vive e dove nascono i suoi figli, e che esiste anche oggi, è la celebre casa costruita da Gio Ponti, dove egli stesso viveva e lavorava nello storico studio. Emanuela Frattini Magnusson ricorda i frequenti pranzi nella casa di famiglia con il grande architetto, che adorava le mele cotte cucinate da sua madre e illuminava i pensieri suoi e del fratello, allora ragazzini, con riflessioni visionarie, capaci di fare scoprire sempre un nuovo punto di vista, una nuova entusiasmante possibilità nelle cose. Con Gio Ponti, indimenticabile maestro per Frattini, Gianfranco ha la possibilità di incontrare personalmente alcune delle più grandi menti dell’architettura moderna, come Le Corbusier e Niemeyer. Il modernismo architettonico brasiliano lo affascina molto e nelle collezioni Tacchini Italia Forniture presentate al Salone del Mobile di Milano 2019 è interessante come quasi tornino a dialogare il modernismo del design brasiliano e di quello italiano, attraverso i loro massimi esponenti, con le importanti riedizioni delle poltrone Agnese e Sesann e del tavolino Gio di Gianfranco Frattini, accanto alle sedute di Martin Eisler.

Capri, 1963 – fotografia di Paolo Monti

Frattini in un’intervista del 1990 dice: “nel mio linguaggio trova un posto importante la dimensione della memoria, legata a certe espressioni del passato, all’attenzione e all’amore per i materiali lavorati con cura e rigore.” Studiare e indagare il passato, con rispetto e ingegno, per trasportarlo al presente, per rielaborarlo e attualizzarlo a nuova bellezza, creando luoghi armoniosi in un equilibrio perfetto di dettagli. Una convinzione sempre attuale e una vocazione sincera anche per Tacchini Italia Forniture, nel costante rispetto del prezioso sapere artigianale ereditato e coltivato nella terra di Brianza.

Gianfranco Frattini
Crediti: Archivio Paolo Monti
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